REWORK | RETOUCH | CARE: Casi studio dalla collezione d'arte della Bibliotheca Hertziana

Indice

MOSTRA: dal 4 marzo 2025 al 19 settembre 2025
Bibliotheca Hertziana – Istituto Max Planck per la storia dell’arte
Palazzo Zuccari, Via Gregoriana, 28, 00187 Roma

Introduzione

Anche molto tempo dopo aver lasciato lo studio dell’artista, i disegni continuano a trasformarsi. Più fragile e sensibile rispetto a supporti come tela e tavola, la carta non registra solo il passare del tempo, ma riflette anche con immediatezza passaggi di proprietà e cambiamenti legati al gusto e agli interessi. In questa mostra presentiamo per la prima volta una selezione di casi studio tratti dalle collezioni della Bibliotheca Hertziana che mette in luce le trasformazioni dell’oggetto nel tempo.
La mostra esplora un gruppo di fogli cronologicamente e stilisticamente vari accomunati da notevoli caratteristiche materiali e da una storia stratificata. Queste opere sono state studiate durante il Getty Paper Project Workshop Touched/Retouched: Paper Across Time, 1400-1800; attraverso una campagna diagnostica e conservativa realizzata dal Laboratorio di restauro opere d’arte su carta dell’Istituto Centrale per la Grafica; e grazie al lavoro del gruppo di ricerca Lise Meitner  Decay, Loss, and Conservation in Art History, guidato da Francesca Borgo. Queste iniziative hanno reso possibile un’indagine legata non solo agli aspetti tecnici, funzionali e tipologici delle opere, ma ha permesso anche di affrontare più ampie questioni di autorialità, valore, e attribuzione.

Il progetto curatoriale ha trasformato lo spazio espositivo dell’Istituto in un luogo di ricerca attiva e dialogo scientifico. Mettendo in primo piano lo studio dell’opera su carta piuttosto che i disegni in sé, la mostra intendeva sottolineare la natura collaborativa e iterativa della ricerca sulla grafica, sollevando domande aperte sugli oggetti e invitando la comunità di studiosi che frequenta quotidianamente l’Hertziana a contribuire con intuizioni, osservazioni, e nuove proposte attributive. Per sostenere la partecipazione critica, ai visitatori vengono forniti gli strumenti essenziali del mestiere dello studioso di grafica: una lente d’ingrandimento, una matita, carta per appunti, una selezione di immagini di confronto.

Il Workshop del Getty Paper Project

La mostra è parte di Rework (2024/25), una delle iniziative di ricerca annuali del gruppo Lise Meitner. Il progetto si sviluppa a partire dai lavori condotti nel Novembre 2024 nell’ambito del Getty Paper Project Workshop Touched/Retouched: Paper across Time, 1400–1800, una collaborazione tra il Gruppo Lise Meitner e l’Istituto Centrale per la Grafica. In quell’occasione, ventiquattro specialisti di stampe e disegni provenienti da tutta Europa e dal Nord America si sono riuniti a Roma per esaminare queste opere. Oltre all’analisi diretta dei singoli casi studio, il workshop si è concentrato sulle pratiche storiche di ritocco, adottando una più ampia definizione operativa del termine – esteso a comprendere qualsiasi alterazione apportata a un disegno o al suo supporto dopo il completamento – aprendo quindi una riflessione più articolata sulla tassonomia e sui metodi di indagine. Muovendo dal tema del ritocco, il workshop ha restituito una visione materialmente stratificata delle opere su carta, in cui convergono saperi accademici, curatoriali, e conservativi.
Tra gli specialisti del disegno, l’individuazione e la datazione delle tracce di ritocco sono considerate in gran parte una questione di conoscenza tacita; e mentre la ricostruzione della sequenza cronologica degli interventi attraverso l’osservazione ravvicinata o l’ausilio di tecnologie diagnostiche sono esercizi quotidiani nelle collezioni di tutto il mondo, le altre pratiche rimangono spesso praticamente inaccessibili all’esterno. Questo insieme di competenze implicite sono difficilmente formalizzate o verbalizzate: il workshop è stato quindi concepito anche per fornire una occasione di apprendimento diretto di conoscenze tecniche e materiali fondamentali per i curatori di disegni e stampe che si affacciano alla professione.

Design e allestimento

Sviluppato da Verso in stretto dialogo con i borsisti del gruppo di ricerca Lise Meitner, il progetto grafico della mostra ha rappresentato una opportunità per analizzare come l’indagine accademica possa essere comunicata visivamente in una mostra di ricerca come questa. Uno stile tipografico geometrico, affiancato ad un sistema di icone e infografica, definisce una struttura visiva che sostiene la narrazione curatoriale, incentrata sullo studio, la conservazione, e la cura degli oggetti nel corso del tempo. Il progetto grafico funge anche da strumento di comunicazione, facilitando la lettura e l’interpretazione anche per un pubblico non esperto.
Il rivestimento in tela dei pannelli espositivi richiama i tradizionali supporti artistici, evocando la dimensione materica al centro del progetto. Oltre a essere una superficie espositiva però, i pannelli sono qui anche il tavolo di lavoro dello studioso di grafica: lente d’ingrandimento, matita, taccuino e una selezione di immagini di confronto forniscono al visitatore gli strumenti per poter osservare, annotare, e ipotizzare. Il richiamo al coinvolgimento scientifico attivo dei visitatori è alla base del progetto curatoriale: la mostra diventa così una pratica condivisa in cui lo spettatore partecipa al gesto critico dello studioso.
La linea bordeaux che attraversa il logotipo, oltre a richiamare l’identità visiva della Hertziana, serve come segno grafico di continuità temporale, e ricorre in diversi supporti per sottolineare il senso di stratificazione cronologica. Le linee fungono da filo conduttore letterale e metaforico che collega la dimensione storica dei disegni al suo stato attuale di ricerca. Il motivo della linea del tempo si estende ai pannelli, strutturati per essere letti in verticale, dall’alto verso il basso: si mappa così la stratigrafia degli interventi in sequenza cronologica, con richiami alla superficie del disegno, in corrispondenza di caratteristiche materiali come filigrane, o marchi di collezione. Un sistema complementare di icone stabilisce una possibile tassonomia di alterazioni e ritocchi, intrecciando strettamente il contenuto scientifico alla forma visiva, rafforzando uno degli obiettivi della mostra.

Tre casi studio

I: Tracce e scarabocchi: Seguace di Raffaello Sanzio, Tre figure maschili panneggiate circondate da ghirigori

Questo disegno (Inv. D10095) è stato selezionato tra i fogli esposti non tanto per la qualità intrinseca al foglio, quanto per l’evidente manipolazione a cui è stato sottoposto nel corso dei secoli. Le tre figure panneggiate derivano da modelli diffusi nella bottega di Raffaello. È piuttosto immediato, in questo caso, seguire il procedimento grafico messo in campo dall’artista che le ha realizzate: i primi tratti a pietra rossa vengono rafforzati dai contorni a penna e inchiostro; successiva è la definizione di luci e ombre, grazie al pennello e inchiostro diluito. Il disegno è realizzato su una delle due metà di un foglio di formato comune, come suggerisce la presenza del reggifilo visibile lungo il margine destro.
Sia sul recto che sul verso si osservano degli eleganti scarabocchi tracciati a penna con un inchiostro diverso rispetto a quello della composizione principale, probabilmente risalenti al XVIII secolo. “Piaceri della noia”, nella definizione di Ernst Gombrich, sono tracciati privi di finalità rappresentativa, nati dal piacere ritmico del segno e dalla destrezza manuale. Nelle volute, occhielli e nodi, la linea si distende e si avvolge senza soluzione di continuità, incorniciando le tre figure centrali evitando con attenzione di sovrapporsi ad esse. Sul verso, un’iscrizione attribuisce l’opera alla “scuola di Raffaello”, confermandone il legame iconografico con l’ambiente raffaellesco, nonostante la realizzazione evidentemente più tarda.
Alcune tracce di colla agli angoli e fori riconducibili a dei chiodi lungo il bordo inferiore documentano i diversi metodi di esposizione a cui il disegno è stato sottoposto nel corso del tempo, fornendo indicazioni sul passato collezionistico del foglio.

II: Il tocco del conservatore: Artista Italiano del XVII secolo, Riposo durante il ritorno dall’Egitto

Il foglio (Inv. D10017), di piccole dimensioni, si distingue per il tratteggio sottile e serrato e la presenza di una cornice a penna che racchiude la scena, elementi formali che richiamano le stampe devozionali di larga diffusione nell’Italia dei primi decenni del XVII secolo. In occasione del progetto di ricerca, il disegno, che versava in condizioni conservative particolarmente critiche, è stato sottoposto a un radicale intervento di restauro. La rimozione di alcune macchie provocate da residui di colla trasferiti dalla precedente montatura ha finalmente permesso una lettura completa del soggetto, che è ora nuovamente interpretabile: non si tratta di una semplice scena familiare, ma di un “Riposo durante il ritorno dall’Egitto”, identificato grazie alla presenza della figura di San Giuseppe, nuovamente visibile al centro della composizione. Il dettaglio riprende una invenzione iconografica di Federico Barocci, nella quale San Giuseppe porge un ramo di ciliegio al bambino, secondo un modello che ha conosciuto ampia diffusione tramite la stampa di Cornelis Cort. Una proposta di attribuzione avanzata nel taccuino a disposizione dei visitatori in mostra suggerisce di contestualizzare il foglio nell’ambito della scuola francese del secondo quarto del XVII secolo, per affinità stilistiche con le acqueforti di Laurent de La Hyre (1606–56).

Durante l’intervento di restauro eseguito da Martina Moroni nei mesi di febbraio e marzo 2025, il disegno è stato rimosso dal supporto su cui era stato incollato, su cui risulta ancora leggibile il vecchio numero di inventario (“21”) aggiunto da Christof Thoenes (1928–2018) intorno al 1969, e la nuova numerazione apposta nel 1996 sotto la direzione dell’allora curatore della collezione, Julian Kliemann (1949–2015), da Oliver Lenz (“10017”). Le stazioni di cucitura sul lato sinistro del supporto suggeriscono che questo fosse un tempo rilegato all’interno di un volume. La superficie del disegno è stata sottoposta a una pulitura controllata mediante l’utilizzo di gel di gellano, che ha rivelando una terza figura precedentemente non leggibile. L’opera è stata poi sottoposta a un trattamento deacidificante e ossido-riducente per rallentare il degrado della carta e la corrosione dell’inchiostro. Il verso è stato consolidato con velo giapponese, e i frammenti distaccati sono stati ricollocati; infine, le lacune, provocate dalla corrosione dell’inchiostro metallo-gallico, sono state risarcite con inserti di carta giapponese tinta, e successivamente armonizzate cromaticamente tramite ritocco pittorico.

III: 3. Il passe-partout come metodo: Giovanni Benedetto Castiglione, Figura maschile panneggiata

Questo studio di figura panneggiata (Inv. D10036) giaceva tra i disegni anonimi della collezione; nel corso della mostra e della relativa campagna di studi il disegno è stato oggetto di un’importante operazione di studio e contestualizzazione, al quale è seguita la proposta avanzata da Jonathan Bober di attribuire il foglio a Giovanni Benedetto Castiglione (1609-1664). Il tratto sciolto e sicuro della pietra rossa, insieme allo schizzo rapido nell’angolo superiore destro, può riferirsi alla maturità stilistica dell’artista e permette di avanzare una proposta di datazione agli anni Cinquanta del Seicento.
Vari dettagli materiali presenti sul passepartout del disegno consentono di ricostruirne, almeno in parte, le vicende successive. Per questa ragione, in via del tutto eccezionale, si è scelto di lasciare visibile l’intero passepartout, a ribadirne l’importanza come campo d’indagine storica: superficie di scambio di pareri attributivi, spazio per annotazioni, marchi di collezione, e numero di inventario, questo consente di ricostruire la storia collezionistica dell’opera e, nel nostro caso, anche quella istituzionale. Il passepartout diventa così una fonte essenziale per studiare la stratificazione materiale delle opere su carta nel tempo.
Il disegno è montato entro una cornice del XVIII secolo in stile inglese. Nell’angolo inferiore destro si distingue un tentativo di cancellazione di un precedente marchio di collezione, sopra al quale è stato poi apposto il timbro (Lugt 2604) di William Bates (1824–1884). La vendita della collezione Bates risale al 1887, poco prima dell’inizio dell’attività collezionistica di Henriette Hertz. Un ulteriore passaggio di proprietà è attestato, sempre nell’angolo inferiore destro e all’interno del montaggio, da due iniziali puntate. Sul bordo inferiore si legge un’attribuzione a Giulio Carpioni (ca. 1613–1678) vergata a matita rossa, ribadita tempo dopo a lapis verso l’angolo destro. Il numero d’inventario attuale, apposto da Oliver Lenz nel 1996 sotto la direzione dell’allora curatore della collezione, Julian Kliemann, si accompagna a una precedente numerazione manoscritta (“n. 41”), riconducibile a Christof Thoenes, studioso a lungo affiliato all’Istituto, a cui si dovrà quindi anche attribuire il primo inventario dattiloscritto del fondo grafico, redatto nell’aprile del 1969.

Catalogo dei disegni in mostra

Bibliografia selezionata

Alberti, Francesca and Diane Bodart, ed., Gribouillage: de Léonard de Vinci à Cy Twombly (Rome - Paris: Villa Médicis, Académie de France à Rome ; Beaux-Arts de Paris éditions, 2022).
Baldinucci, Filippo. Vocabolario dell’arte del disegno. Firenze, 1681.  
Blunt, Anthony. The Drawings of G. B. Castiglione and Stefano della Bella in the Collection of Her Majesty the Queen at Windsor Castle. (London: Phaidon, 1954).
De Tolnay, Charles. History and Technique of Old Master Drawings, a Handbook. (New York: Hacker Art Books, 1972).
Fagan, Louis. Collectors’ Marks. London: Field & Tuer, 1883.
Faietti, Marzia, Lorenza Melli and Alessandro Nova, eds., Le tecniche del disegno rinascimentale: dai materiali allo stile, atti del convegno internazionale, Firenze, Kunsthistorisches Institut, 22-23 settembre 2008, Mitteilungen des Kunsthistorisches Institut in Florenz, 52 (2008).  
Fowler, Caroline. The Art of Paper: from the Holy Land to the Americas (New Haven: Yale University Press, 2019).
Fowler, Caroline and Alexander Nagel, eds., The Expanded Field of Conservation (Williamstown, MAs: Clark Art Institute,  2022)
Gagné, John. “Paper World: The Materiality of Loss in the Pre-Modern Age.” In Approaches to the History of Written Culture: A World Inscribed, ed. by Martyn Lyons and Rita Marquilhas (London: Palgrave MacMillan, 2017), pp. 57–72.
Gombrich, Ernst. “Caccia allo scarabocchio”, in  Giuseppe Zevola, Piaceri di noia: quattro secoli di scarabocchi nell’Archivio storico del Banco di Napoli (Milano: Leonardo, 1991), pp. 7–18, transl. as “Pleasures of Boredom: Four Centuries of Doodles” in id., The Uses of Images: Studies in the Social Function of Art and Visual Communication (London: Phaidon Press, 1999), pp. 212–225.
Holben Ellis, Margaret, ed., Historical Perspectives in the Conservation of Works of Art on Paper (Los Angeles: Getty Conservation Institute, 2015).
Monbeig-Goguel, Catherine. “Taste and Trade: The Retouched Drawings in the Everard Jabach Collection at the Louvre.” Burlington Magazine 130, 1028 (1988), pp. 821–835.
Percy, Ann. Giovanni Benedetto Castiglione: Master Draughtsman of the Italian Baroque, Philadelphia: Philadelphia Museum of Art, 1971. Exhibition Catalogue.
Petrioli Tofani, Annamaria, Simonetta Prosperi Valenti Rodinò and Gianni Carlo Sciolla, eds., Il Disegno. Forme, tecniche, significati. (Turin: Istituto Bancario San Paolo di Torino, 1991).
Poulsson, Tina Grette.  Retouching of Art on Paper (London: Archetype, 2008).
Tordella, Piera Gabriella. “Il disegno tra conservazione e «renovatione» nelle fonti e nella pratica artistica tra Quattro e Settecento.” In Conservazione dei materiali librari, archivistici e grafici, ed. by Marina Regni and Piera Giovanna Tordella, 2 vols., (Torino: Allemandi, 1996), vol. II, pp. 181–200.
Wyatt Thibaudeau, Alphonse. Dictionnaire des marques et monogrammes d’amateurs, manuscript. Berlin: Kupferstichkabinett, WGa 0 19.

Risorse online

Briquet, Charles-Moïse. Les filigranes: Dictionnaire historique des marques du papier dès leur apparition vers 1282 jusqu’en 1600, Online Database 
Lugt, Frits. Les Marques de collections de dessins & d’estampes, Online Database

Colophon

La mostra REWORK | RETOUCH | CARE: Case Studies from the Hertziana Collection è stata curata da Francesca Borgo e Camilla Colzani.

La campagna diagnostica e conservativa è stata realizzata dal Laboratorio di Restauro Opere d’Arte su Carta dell’Istituto Centrale per la Grafica: Gabriella Pace (responsabile), Karmen Corak, Martina Moroni, Miriam Pitocco (ICR – MIC).

Il fotografo della fototeca della Bibliotheca Hertziana, Enrico Fontolan, ha realizzato una campagna fotografica completa sia dei disegni esposti e studiati che della mostra stessa.

Ringraziamenti speciali
Desideriamo ringraziare tutte le persone che hanno contribuito al progetto, in particolare:
Jonathan Bober, Hugo Chapman, David Ekserdjian, Mattia Giancarli, Francesco Grisolia, Victor Hundsbuckler, Oliver Lenz, Pietro Liuzzo, Giorgio Marini, Golo Maurer, Heather McDonald, Lorenza Melli, Mauro Mussolin, Luigi Oliva, Alice Ottazzi, Leonardo Pili, Domenico Pino, Simonetta Prosperi Valenti, Johannes Röll, Cristiana Romalli, Nicola Suthor, Patrizia Tosini e Vitale Zanchettin. Un ringraziamento speciale a Susanne Kubersky-Piredda, curatrice della Collezione d’arte della Bibliotheca Hertziana.

Progetto Grafico
Verso

Allestimento
mae – media arte eventi

Presentazione online
Tatjana Bartsch

Traduzione e redazione
Greta Lamanna e Viktoria Hörtenhuber

Sostegno istituzionale

19 settembre 2025

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