Giulio Romano: intorno a un disegno dalla collezione Hertz

Indice

Giulio Romano,Il restauro della Liberazione di Clelia, 1524 ca., acquerello e inchiostro bruno, rialzi in biacca su carta, 39,8 x 54,8 cm, Roma, Bibliotheca Hertziana
Giulio Romano, Il restauro della Liberazione di Clelia, 1524 ca., acquerello e inchiostro bruno, rialzi in biacca su carta, 39,8 x 54,8 cm, Roma, Bibliotheca Hertziana

Introduzione

Al centro di questa mostra di ricerca è uno dei disegni preparatori di Giulio Romano per il celebre ciclo di affreschi del salone di Villa Lante sul Gianicolo, oggi conservato in Palazzo Zuccari. Il recente restauro del disegno, che raffigura La liberazione di Clelia, ha consentito di mettere in luce la grande passione di Henriette Hertz, colta e cosmopolita fondatrice della Bibliotheca Hertziana, per il Rinascimento italiano e, in particolare, per l’arte di Giulio Romano.

1. Henriette Hertz e il Rinascimento italiano

“Un Albertinelli e un Giulio Romano, mi pare un buon inizio.” Nel novembre del 1880, con molta soddisfazione, Henriette Hertz confidava al suo diario di aver acquistato i primi pezzi della sua collezione d’arte, tra cui compariva una Madonna col Bambino di Giulio Romano, la cosiddetta Madonna Hertz, oggi conservata nelle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Palazzo Barberini. Nata a Colonia nel 1846 e di origini ebree, Hertz aveva allora preso in affitto una parte di Palazzo Zuccari per risiedervi insieme ai coniugi Frida Loewenthal, sua amica d’infanzia, e Ludwig Mond, chimico e collezionista.

Nei decenni successivi, avvalendosi del consiglio di mercanti e storici dell’arte, tra cui Jean Paul Richter ed Ernst Steinmann, Hertz raccolse un numero notevole di opere, per lo più rinascimentali. Tra i capolavori della sua collezione figurava il celebre ciclo di affreschi con storie del Monte Gianicolo, realizzato nel soffitto del salone della Villa Lante dagli allievi di Giulio Romano. Quando, nel 1904, la collezionista acquisì finalmente l’intero Palazzo Zuccari, fece installare il ciclo nella sua nuova sala da pranzo.

Altri ambienti della sua residenza furono decorati in stile neorinascimentale da pittori contemporanei, tra i quali Edoardo Gioja, esponente di punta del gruppo In Arte Libertas. Lo stesso Gioja eseguì anche il ritratto di Henriette Hertz esposto in mostra, acquistato per quest’occasione dalla Bibliotheca Hertziana, che già ne possedeva il disegno preparatorio. Per esaltare il suo amore per il Rinascimento italiano, Hertz si fece ritrarre da Gioja in posa rinascimentale, a mezzo busto appoggiata ad una balaustra, vestita da nobildonna del Cinquecento.

Attraverso una serie di disegni, stampe e libri provenienti dal lascito Hertz e legati a Giulio Romano e agli affreschi di Villa Lante, la mostra intende mettere in luce le pratiche collezionistiche di fine Ottocento che Hertz coltivò: l’acquisizione, lo studio, il restauro, l’esposizione e la pubblicazione di opere d’arte.

Edoardo Gioja, Disegno preparatorio per il ritratto di Henriette Hertz, 1894, Matita e carboncino, 62,2 x 49,3 cm, Roma, Bibliotheca Hertziana
Edoardo Gioja, Disegno preparatorio per il ritratto di Henriette Hertz, 1894, Matita e carboncino, 62,2 x 49,3 cm, Roma, Bibliotheca Hertziana

Il disegno preparatorio fu eseguito da Edoardo Gioja presumibilmente nello stesso anno del dipinto (1894). Il viso e le mani di Henriette Hertz sono raffigurati nel dettaglio, mentre gli abiti e la vegetazione sullo sfondo sono soltanto abbozzati. Il disegno entrò nella collezione della Bibliotheca Hertziana nel 1938, quando l’allora direttore Leo Bruhns lo acquistò dall’erede di Edoardo Gioja, Jenny, per 350 lire.

Edoardo Gioja, Ritratto di Henriette Hertz, 1894, tempera su tavola, 91,5 x 68 cm, Roma, Bibliotheca Hertziana
Edoardo Gioja, Ritratto di Henriette Hertz, 1894, tempera su tavola, 91,5 x 68 cm, Roma, Bibliotheca Hertziana

Il dipinto ritrae Henriette Hertz all’età di 48 anni, vestita di abiti che richiamano modelli del Rinascimento veneto, come Tiziano, Palma il Vecchio e Lorenzo Lotto. La tecnica del dipinto, realizzato a tempera su tavola anziché, come si usava all’epoca, a olio su tela, testimonia una ferma volontà della committente di rifarsi alla pittura rinascimentale, oltre che nell’iconografia, anche nella scelta dei materiali. Edoardo Gioja, allievo di Nino Costa e seguace italiano dei preraffaelliti, divenne celebre tra la borghesia romana degli anni Ottanta dell’Ottocento come ritrattista e paesaggista. Henriette lo aveva forse conosciuto tramite la sua amica Lili Helbig, figlia del noto archeologo Wolfgang Helbig, che prendeva lezioni di disegno da Gioja.

Ferdinand Seeboeck, Henriette Hertz allo scrivimpiedi, 1890, bronzo, 21,5 x 8,5 x 14 cm, Roma, Bibliotheca Hertziana
Ferdinand Seeboeck, Henriette Hertz allo scrivimpiedi, 1890, bronzo, 21,5 x 8,5 x 14 cm, Roma, Bibliotheca Hertziana

Il bronzetto raffigura Henriette Hertz mentre si dedica alla stesura di un manoscritto, forse la sua monografia su Pinturicchio. Fu realizzato dallo scultore Ferdinand Seeboeck nel 1890, in occasione del compleanno di Ludwig Mond, suo mecenate e protettore.

Adolf von Hildebrand, Busto di Enrichetta Hertz, 1911, 1911, bronzo, 54 x 29 x 26 cm, Roma, Bibliotheca Hertziana
Adolf von Hildebrand, Busto di Enrichetta Hertz, 1911, 1911, bronzo, 54 x 29 x 26 cm, Roma, Bibliotheca Hertziana

Il ritratto in bronzo di Henriette Hertz fu realizzato nel 1911 da Adolf von Hildebrand (1847–1921), scultore e intellettuale tedesco attivo nella seconda metà dell’Ottocento, di cui la Bibliotheca Hertziana possiede varie altre opere.

Nel corso degli anni, tutte le stanze di Palazzo Zuccari si riempirono di un numero sempre più cospicuo di oggetti della collezione Henriette Hertz. Le foto d’epoca dell’appartamento Hertz e delle sale da studio del nascente istituto mostrano diversi dipinti del Rinascimento italiano.

2. Acquisizione di opere per la collezione

Nel 1892, grazie alla mediazione di Jean Paul Richter, Henriette Hertz acquistò il ciclo di affreschi con Scene della leggenda del Gianicolo, ai tempi attribuito a Giulio Romano, che aveva ornato il Salone di Villa Lante per tre secoli. Oggi la paternità degli affreschi è restituita agli allievi di Giulio, Polidoro da Caravaggio e Maturino da Firenze. Edificata originariamente per Baldassarre Turini da Pescia, la villa passò alla famiglia Lante, da cui trasse il nome, nel 1551, e in seguito ai Borghese, che la acquistarono nel 1817.  Quando, nel 1837, l’edificio fu rilevato dalla comunità religiosa del Sacro Cuore, fu ordinata la rimozione degli affreschi del salone, giudicati indecenti e conservati dai Borghese fino al 1892, quando furono venduti all’asta insieme ad altri oggetti della collezione di famiglia. Una copia originale del catalogo della vendita Borghese è stata acquistata dalla Bibliotheca Hertziana in occasione di questa mostra.

3. Esporre

Tra il 1904 e il 1905 Henriette Hertz incaricò il pittore Alessandro Palombi di riaccomodare il ciclo di affreschi nella sua nuova collocazione in Palazzo Zuccari, completando la decorazione del soffitto della sala da pranzo. Gli affreschi furono quindi inseriti in un soffitto ligneo ad imitazione della volta originale stuccata e intervallati da decorazioni a grottesche in stile neorinascimentale, con lampadari elettrici negli spazi originariamente occupati da busti in stucco.

Al centro della volta, per sostituire lo stemma di Papa Paolo V Borghese rimasto a Villa Lante, Palombi dipinse una tela ovale raffigurante La Lupa capitolina con i gemelli Romolo e Remo, di cui è esposto in mostra il disegno preparatorio. Il foglio appartenne fino al 1917 a Mariano Cannizzaro, l’architetto di casa Hertz, che lo donò, completo di dedica, alla pittrice Alide Gollancz, nipote di Henriette Hertz.

Nel primo piano a sinistra è visibile il ficus ruminalis, il leggendario fico selvatico nei pressi del quale la Lupa trovò e allattò i due gemelli. Sullo sfondo appaiono i principali monumenti di Roma che rappresentano simbolicamente le tre fasi più floride della storia cittadina. Sulla destra, il Tempio di Giove Capitolino funge da emblema del potere della Roma antica. Sulla sinistra, la Piazza del Campidoglio allude al potere della Roma rinascimentale. Al centro è ben leggibile il Monumento a Vittorio Emanuele II, ancora in costruzione all’epoca dell’esecuzione del disegno, come riferimento alla nuova capitale dell’Italia unita.

La rappresentazione è emblematica della volontà di Hertz di esaltare Roma come centro politico e culturale europeo radicato nell’Antichità. Hertz, infatti, descriveva così Roma nel suo diario: “una poesia eterna, cui ogni secolo aggiunge un nuovo verso”.

4. Documentare

Moritz Meurer (attr.), Ricostruzione del soffitto del Salone di Villa Lante, seconda metà del XIX secolo, 1892/1907, acquerello su carta, 65x62,2 cm, Roma, Bibliotheca Hertziana
Moritz Meurer (attr.), Ricostruzione del soffitto del Salone di Villa Lante, seconda metà del XIX secolo, 1892/1907, acquerello su carta, 65x62,2 cm, Roma, Bibliotheca Hertziana

L’acquerello qui esposto, attribuito al pittore e decoratore Moritz Meurer, riproduce l’assetto originale della volta del salone di Villa Lante. Le curve blu dei pennacchi rappresentano la sezione trasversale della volta. L’opera ritrae fedelmente anche gli elementi in stucco rimasti in loco: il grande stemma di papa Paolo V Borghese al centro e i busti dei protagonisti delle storie.

Nell’Ottocento, prima dell’avvento della fotografia, simili riproduzioni grafiche erano raccolte in gran numero nei repertori di ornamenti e sistemi decorativi, utilizzati sia per la produzione artistica sia per l’insegnamento della pratica decorativa nelle scuole di arti applicate.

Henriette Hertz acquistò gli affreschi con scene della Storia del Monte Gianicolo, allora attribuiti a Giulio Romano, il 30 marzo 1892 al prezzo di 20.000 lire dalla famiglia Borghese. Tra il 1905 e il 1907 Jean Paul Richter studiò gli affreschi e nel 1928 li pubblicò, insieme con l’acquerello attribuito a Mauritz Meurer, nel suo libro sulla Collezione Hertz. L’acquerello riproduce fedelmente il soffitto del salone di Villa Lante, con la decorazione ad affresco e in stucco.

5. Restaurare

Giulio Romano, Liberazione di Clelia, 1524 c., acquerello e inchiostro bruno, rialzi in biacca su carta, dopo il restauro, Roma, Bibliotheca Hertziana

Polidoro da Caravaggio e Maturino da Firenze (attr.), La liberazione di Clelia, affresco, 1524 ca., in origine a Villa Lante, oggi presso la Bibliotheca Hertziana
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Oltre agli affreschi di Villa Lante, Henriette Hertz riuscì ad acquisire anche un disegno preparatorio per una delle scene. Il foglio è oggi uno dei pezzi più importanti della collezione grafica della Bibliotheca Hertziana. Raffigura un episodio della storia della guerra tra Etruschi e Romani alla fine del VI secolo a.C., la liberazione dell’eroina romana Clelia da parte del re etrusco Lars Porsenna, che concesse una tregua ai romani in cambio di giovani ostaggi. Clelia aveva aiutato gli altri prigionieri romani a fuggire dall’accampamento etrusco attraversando il Tevere durante la notte, ma era stata scoperta e di nuovo imprigionata. La scena rappresenta il momento in cui Clelia fu graziata dal re Porsenna, il quale ricompensò il coraggio della fanciulla offrendole un cavallo per rientrare a Roma.

Nonostante che gli studi più recenti abbiano messo in dubbio l’autografia giuliesca dei dipinti della volta, il disegno preparatorio della scena fu invece realizzato da Giulio in persona, che lo lasciò agli allievi quando partì per Mantova nel 1524.

Giulio Romano,Il restauro della Liberazione di Clelia, 1524 ca., acquerello e inchiostro bruno, rialzi in biacca su carta, 39,8 x 54,8 cm, Roma, Bibliotheca Hertziana
Giulio Romano, Liberazione di Clelia, 1524 ca., acquerello e inchiostro bruno, rialzi in biacca su carta, 39,8 x 54,8 cm, Roma, Bibliotheca Hertziana. Stato dopo il restauro del 2023
Giulio Romano, Liberazione di Clelia, 1524 c., acquerello e inchiostro bruno, rialzi in biacca su carta, Roma, Bibliotheca Hertziana
Giulio Romano, Liberazione di Clelia, 1524 ca., acquerello e inchiostro bruno, rialzi in biacca su carta, 39,8 x 54,8 cm, Roma, Bibliotheca Hertziana. Stato prima del restauro del 2023

Il disegno doveva trovarsi in condizioni precarie già al momento dell’acquisto da parte di Henriette Hertz, poiché presenta tracce di un intervento di restauro molto invasivo eseguito tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Non è noto se questo intervento sia stato commissionato da Henriette Hertz. Tuttavia, esso testimonia i metodi di restauro diffusi all’epoca, secondo cui opere gravemente danneggiate potevano essere rese di nuovo leggibili attraverso ridipinture, aggiunte e correzioni che non tenessero conto del tratto originale.

Stato prima del restauro

Intervento di restauro

Dopo il restauro

Predisposizione al condizionamento
Predisposizione al condizionamento
Inserimento dell’opera in passepartout
Inserimento dell’opera in passepartout

Le indagini tecniche sul disegno, molto danneggiato, hanno consentito di distinguere le parti originali antiche, nella metà superiore del foglio, da quelle posticce, frutto di maldestri restauri eseguiti probabilmente tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo nella parte inferiore.

Sotto la superficie

L’infrarosso rivela alcuni interessanti pentimenti occorsi durante la realizzazione del disegno preparatorio. Nel primo pensiero di Giulio, infatti, lo sguardo di Porsenna era rivolto verso il personaggio sulla destra che sta per montare a cavallo e che, per questo, è stato identificato con Clelia. Nella versione finale del disegno invece, il Re guarda verso destra, dove è raffigurata la “nuova” Clelia, circondata dal corteo delle sue compagne. Di conseguenza, la protagonista è rappresentata due volte nella scena. Probabilmente, anche gli esecutori dell’affresco ebbero dei dubbi sulla disposizione dei personaggi, rendendo difficile oggi individuare a colpo d’occhio la figura della protagonista.

Un re bifronte

Nell’immagine a infrarossi, sembra che il re abbia due volti. Privilegiando la rotazione verso destra della testa del re, Giulio Romano scelse di dare maggior peso al momento di tensione che precede il perdono di Clelia. La scena con il cavallo nella parte destra del disegno anticipa invece il lieto fine della storia.

Originale e falso

Lo stato lacunoso in cui era conservato il foglio ne ha significato la sfortuna critica. Fu ritrovato probabilmente piegato a metà, e la sua riapertura ha provocato notevoli danni nella parte inferiore, ulteriormente guastata da maldestri restauri e tentativi di ridipinture, che si leggono bene nello scan synchrolight. La parte superiore, qui segnata dal contorno rosso, è l’unica certamente identificabile come originale antica.

6. Studiare

Attorno al 1900, il metodo di studio più diffuso tra gli storici dell’arte prevedeva l’analisi stilistica. Tra i consulenti di Henriette Hertz, lo storico dell’arte Jean Paul Richter, allievo di Giovanni Morelli, fu fautore di tale approccio. Hertz acquistò su suo suggerimento alcuni dei più importanti pezzi della sua collezione, tra cui probabilmente anche la Zuffa di cavalieri e Davide e Golia, opere in stretto rapporto con le invenzioni di Giulio Romano.

Anonimo seguace di Giulio Romano, Zuffa di cavalieri, Inizio secolo XVIII, matita nera e rossa su carta, 22,7 x 31,5 cm, Roma, Bibliotheca Hertziana
Anonimo seguace di Giulio Romano, Zuffa di cavalieri, Inizio secolo XVIII, matita nera e rossa su carta, 22,7 x 31,5 cm, Roma, Bibliotheca Hertziana

La Zuffa a matita rossa e nera fu venduta all’asta nel 1839 come disegno autografo di Giulio ed entrò in un momento imprecisato nella collezione Hertz. Il foglio riporta il marchio del collezionista danese Johan Conrad Spengler. Si devono forse a lui l’incorniciatura dorata e il montaggio su cartoncino azzurro, su cui fu aggiunta l’attribuzione “Julio Romano”. Si tratta invece, con ogni probabilità, di una copia accademica settecentesca da un modello tardo-cinquecentesco o primo-seicentesco prossimo ad un’invenzione di Giulio, ma non riconducibile a lui con certezza. Già nell’inventario della collezione Hertz redatto nel 1913, la Zuffa compare come un “facsimile” di un disegno di Giulio. Evidentemente lo studio dell’opera aveva indotto la collezionista ed i suoi consulenti a spostare l’attribuzione dal maestro ai suoi seguaci o imitatori.

Davide e Golia è invece un’incisione tratta da un modello giuliesco, in particolare dalla lunetta dipinta con lo stesso soggetto nella Loggia di Davide in Palazzo Te, realizzata da Giulio tra il 1532 e il 1534. La stampa, eseguita nel 1540, è firmata da “I.B. MANTUANUS SCULPTOR”, l’incisore mantovano Giovanni Battista Scultori, allievo di Giulio Romano attivo alla corte dei Gonzaga. La diffusione di esemplari come questo, prodotti allora in gran numero e conservati oggi in diversi musei del mondo, testimonia della fortuna delle invenzioni di Giulio oltre i confini di Mantova. Non sono note, tuttavia, le circostanze per le quali l’opera venne a far parte della collezione Hertz.

Giovanni Battista Scultori, Davide e Golia, 1540, incisione, 35,2 x 45,1 cm, Roma, Bibliotheca Hertziana
Giovanni Battista Scultori, Davide e Golia, 1540, incisione, 35,2 x 45,1 cm, Roma, Bibliotheca Hertziana

7. Collezionare

Nella pratica collezionistica primo-novecentesca rientrava la raccolta di materiale vario a corredo delle opere maestre. Nel caso di Giulio Romano, la collezione Hertz vantava capolavori autografi e di scuola che furono contestualizzati e avvalorati dall’acquisto di riproduzioni, stampe e ritratti dell’artista.

Si deve con ogni probabilità a Ernst Steinmann, primo direttore della Bibliotheca Hertziana ed esperto di grafica cinquecentesca, l’ingresso dei ritratti di Giulio nella collezione. Il più importante lascito di Steinmann, oltre alle sue pubblicazioni, è la sua grande raccolta di disegni, stampe, calchi, statue e libri intorno all’opera di Michelangelo, oggi divisa fra la Bibliotheca Apostolica Vaticana e la Bibliotheca Hertziana.

Dei ritratti di Giulio esposti in mostra, il più antico fu ritagliato, forse da Steinmann stesso, da un’edizione seicentesca delle Vite di Vasari. Gli altri tre sono incisioni primo-ottocentesche che si rifanno in maniera più o meno libera al celeberrimo ritratto di Giulio realizzato da Tiziano a Mantova negli anni Trenta del Cinquecento e conservato oggi a Palazzo Te.

Questa raccolta di ritratti, di cui s’ignora la provenienza, mostra la vitalità e l’interesse storico-critico maturato nei primi anni di vita dell’Istituto nei confronti della collezione Hertz, che fu progressivamente integrata con materiali di studio.

8. Fotografare

Sin dagli anni Ottanta dell’Ottocento Henriette Hertz e i suoi colleghi si servirono entusiasticamente di fotografie per documentare e studiare le opere d’arte, ma anche a semplici fini espositivi. Il catalogo del 1892, acquistato ed esposto in occasione di questa mostra, si riferisce all’asta del Principe Borghese in cui Henriette acquisì il ciclo di affreschi proveniente da Villa Lante.

In seguito all’acquisto degli affreschi, la casa fotografica fondata a Roma dal fotografo James Anderson fotografò i dipinti staccati, catalogandoli nel 1899 come “Raccolta Harry Hertz”.

9. Pubblicare

Fu Frida Mond a proporre, dopo la scomparsa nel 1913 della sua amica di una vita, Henriette Hertz, di pubblicare un catalogo su La Collezione Hertz e gli affreschi di Giulio Romano nel Palazzo Zuccari. La lunga gestazione di questo libro è documentata da un carteggio tra Jean Paul Richter, autore del catalogo, Ernst Steinmann, direttore della Hertziana e curatore della pubblicazione, e Robert Mond, finanziatore del progetto e autore della prefazione.

Il libro fu pubblicato dalla casa editrice Poeschel & Trepte di Lipsia nel 1928 con una tiratura di 300 copie. Il frontespizio fu disegnato dal noto illustratore Marcus Behmer e affiancato da una fotografia del busto di Henriette Hertz realizzato da Adolf von Hildebrand nel 1911.

Dalla corrispondenza trapelano i disaccordi sul corredo fotografico che, secondo Robert Mond, doveva essere a colori. Secondo il parere di Steinmann, invece, le foto in bianco e nero erano di maggiore qualità e soprattutto sottolineavano il valore scientifico del libro.

L’importanza che Steinmann attribuiva agli affreschi di Villa Lante, ai tempi ancora ritenuti autografi di Giulio Romano, si evince da una lettera inviata a Richter nel novembre 1927 in cui egli proponeva di intitolare il volume Gli affreschi di Giulio Romano e la collezione Hertz nel Palazzo Zuccari, attribuendo quindi maggiore rilevanza al ciclo rispetto al resto della raccolta. Secondo Steinmann, gli affreschi meritavano di essere conosciuti da un pubblico ampio.

Bibliografia selezionata

100 Jahre Bibliotheca Hertziana – Max-Planck-Institut für Kunstgeschichte. Der Palazzo Zuccari und die Institutsgebäude 1590–2013, a cura di Elisabeth Kieven, Monaco 2013.
100 Jahre Bibliotheca Hertziana – Max-Planck-Institut für Kunstgeschichte. Die Geschichte des Instituts 1913–2013, a cura di Sybille Ebert-Schifferer, Monaco 2013.
La donazione di Enrichetta Hertz, 1913–2013, a cura di Sybille Ebert-Schifferer e Anna Lo Bianco con la collaborazione di Cecilia Mazzetti di Pietralata e Michela Ulivi, Cinisello Balsamo 2013.
Christoph Luitpold Frommel, „Giulio Romano e la progettazione di Villa Lante“, in Ianiculum – Gianicolo, a cura di Eva Margareta Steinby, Roma 1996, pp. 119–140.
Jean Paul Richter, La collezione Hertz e gli affreschi di Giulio Romano nel Palazzo Zuccari, Lipsia 1928.
Julia Laura Rischbieter, Henriette Hertz, Mäzenin und Gründerin der Bibliotheca Hertziana in Rom, Stoccarda 2004.
Villa Lante al Gainicolo. Storia della Fabbrica e cronaca delgi abitatori, a cura di Tancredi Carunchio e Simo Örmä, Roma 2005.

Colophon

Curatela scientifica Susanne Kubersky-Piredda, Gaia Mazzacane, Oliver Lenz
Fotografie Enrico Fontolan
Testi Susanne Kubersky-Piredda, Gaia Mazzacane
Traduzioni Marina Hopkins (ing), John Rattray (ing), Julia Hagge (ted)
Progetto grafico Ksenia Yurina
Restauro Lorena Tireni, (Aurea Charta), Serena Galetti, Emiliano Africano, Lorenzo Civiero
Indagini diagnostiche Claudio Seccaroni, Giuseppe Marghella (ENEA, Roma)

 

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