Mirabilia Urbis 2019

Mostra d’arte contemporanea

7–13 ottobre 2019

Inaugurazione: Lunedì 7 ottobre, ore 18:00 / 24:00

Luogo: Centro storico della città di Roma (varie sedi)

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Mirabilia Urbis – mappa

Il progetto espositivo, ideato da Carlo Caloro e prodotto da artQ13, è stato curato da Giuliana Benassi con il sostegno dell’Assessorato alle Politiche Culturali e Beni Culturali, nella persona dell’Assessore Cinzia Guido del Municipio I Centro Roma Capitale ed ha coinvolto circa venti artisti italiani e internazionali: Alterazioni Video, Josè Angelino, Elena Bellantoni, Tomaso Binga, Carlo Caloro, Federica Di Carlo, Stanislao Di Giugno, Rä di Martino, Flavio Favelli, Grossi Maglioni, Hortensia Mi Kafchin, Britta Lenk, Via Lewandowsky, Girolamo Marri, Diego Miguel Mirabella, Jonathan Monk, Matteo Nasini, Lulù Nuti, Leonardo Petrucci, Giuseppe Pietroniro, Calixto Ramirez, Julian Rosefeldt, Corrado Sassi, Alice Schivardi, Lamberto Teotino.

La mostra
Gli artisti e le opere
Le performances del 7 ottobre 2019
Il libro
artq13
Rassegna stampa

La mostra

Mirabilia Urbis è una mostra itinerante, un percorso da seguire e da camminare fatto di tappe dislocate in diversi spazi dell’area di Campo de’ Fiori e nel dedalo di vie e vicoli che si dipanano da una delle piazze più caratteristiche di Roma. Il titolo è preso in prestito dalle antiche guide turistiche nate nel Medioevo, i GPS più usati del tempo poiché strumenti indispensabili per orientarsi nelle strade buie e per raggiungere mete spirituali e monumenti laici. In quei libri c’era una grande attenzione per l’arte antica, mentre i siti contemporanei non erano contemplati.

Qui si fa esattamente l’opposto, ma si trattiene quel ritmo suggerito del passo d’uomo o della carrozza che in questa mostra viene recuperato come proposta di esperienza invitando il visitatore a passeggiare o a salire a bordo di una navetta apposita. Indispensabile compagno di viaggio del visitatore: la guida (libro-catalogo) che vuole essere strumento di consultazione, bussola e lente di ingrandimento su alcuni aspetti dei luoghi e delle opere d’arte presentate. Fedele compagno di viaggio, questa guida è parte integrante del progetto espositivo. La mappa con i vari focus è lo strumento più pratico per muoversi e seguire il percorso, mentre le schede di approfondimento dei luoghi che ospitano le opere degli artisti sono lo sguardo degli esercenti e delle persone del luogo, la loro voce che racconta l’intorno e l’altrove. Agli artisti e alle opere è dedicata una pagina di approfondimento per introdurre l’universo delle singole ricerche e le ragioni delle opere scelte ad hoc per incontrare gli spazi.

Il visitatore non si aspetti un itinerario turistico classico, ma un’esplorazione reale della vita della zona. Un itinerario caratterizzato da contraddizioni, momenti coerenti, soste e passaggi veloci. Se l’arte presentata è contemporanea, la guida lo è altrettanto. Infatti, oggetto di indagine non sono le stratificazioni archeologiche fatte di dure pietre, ma la liquidità dei cambiamenti avvenuti negli ultimi quarant’anni. Scopo della mostra è di analizzare, registrare, attraverso le pratiche artistiche, le trasformazioni che hanno portato ad una mutazione delle strutture sociali, economiche, amministrative, politiche, culturali e artistiche sulle quali poggiano i valori fondanti della realtà contemporanea. Per questo motivo i luoghi espositivi scelti per la mostra sono quelli che hanno resistito all’ondata di trasformazione della zona in senso commerciale come il cinema, la libreria e il liutaio, insieme alle nuove realtà figlie della più recente linea politica come il Pub sulla piazza o il negozio in franchising di cannabis. Alcune soste invece sono scorci storici di dominio pubblico, individuati con lo scopo di riattivarne la linfa culturale.

Se i luoghi scelti sono agli antipodi e gli accostamenti schizofrenici, essi restituiscono l’anima conflittuale di una narrazione fatta di melodie e cacofonie, note morbide e stonate, notti stellate a suon di mandolino e vicoli bui dal fruscio di denaro sporco. I lavori in mostra si confrontano con il ritmo conflittuale di questa geografia, con la sua consistenza e frequenza per interpretarne i contrasti, le superfici, le interruzioni, per mettere a tacere l’idillio o per esasperare utopie e distopie. Testimonianze autobiografiche, interviste, aneddoti, notizie storiche: in Mirabilia Urbis tutto confluisce liberamente, senza nessuna regola apparente. Il campo da gioco è di fatto un complesso spazio sociale che, ai limiti dell’impossibile, sembra mostrarsi in grado, nonostante tutto, di autogovernarsi e di mantenersi in equilibrio, anche se in modo precario e in continua evoluzione. Un’ecosistema che accoglie il nuovo, rimpiange il vecchio ma che continua ad esistere mutando volto, modificando lentamente identità e allo stesso tempo cercando di non oltrepassare il limite. Un sistema che cerca di proteggere la biodiversità necessaria alla vita, con tutte le sue contraddizioni, acrobazie e piccole magie. Un perenne conflitto che si vuole trasformare tra queste pagine come nella piazza e per le vie, in un generatore di energia. Un conflitto, dunque, in termini dialettici, che suoni come nuova risorsa, motore catalizzatore.
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Gli artisti e le opere

Suggeriscono l‘incipit del percorso i video esposti al cinema Farnese Deep Gold di Julian Rosefeldt e America è la terra di Tomaso Binga: sono opere che rappresentano in maniera diversa due pianeti surreali, l’uno sul femminismo estremo messo in scena tra le vie e i locali di una realtà surreale, l’altro sulla sovversione del senso della scoperta, giocando con l’America di Colombo in un delirio di parole ed immagini. Nel foyer le opere di Stanislao Di Giugno che indagano il mondo dei rapporti virtuali – quello dei social e del web – utilizzando dettagli di commenti di Instagram come occasioni pittoriche. Insieme alla stampa fotografica di Lamberto Teotino, lo storico cinema diventa caleidoscopio di scorci futuri, ambientati però nel passato. Tutta la mostra gioca su questo andirvieni temporale, dove passato e futuro sembrano in conflitto tra loro, dove il mito diventa prospettiva del presente. Così l’opera scultorea nata dalla collaborazione tra Carlo Caloro e Via Lewandowsky Naturam expellas furca tamen usque recurret / Potrai scacciare la natura col forcone tuttavia sempre tornerà fonde la Lupa Capitolina con la macchina in una visione natura-tecnologia posta come alternativa seduttiva destinata a generare catastrofi future come quella dell’impossibilità alimentare annunciata nel secchio di latte rovesciato. Sulla scia della riflessione uomo-macchina, Hortensia Mi Kafchin ha voluto collocare alcuni disegni eseguiti in uno stato di coscienza alterato nel Cannabis Store, ironizzando sul concetto di visione di scenari apocalittici futuri.

Tutto il percorso è pensato secondo un criterio di corrispondenza tra le caratteristiche del luogo e la ricerca dell’artista, spesso sceso in campo per attivare una sperimentazione o assecondare un’ispirazione nata per lo spazio specifico. Come l’opera di Josè Angelino concepita insieme al liutaio Michel di via di Montoro per dare voce alle corde di strumenti vergini attraverso un’installazione sonora ambientale o l’intervento di Matteo Nasini per la Libreria Fahrenheit 451 Musica per piccole librerie che interpreta musicalmente i libri e la loro disposizione inondando lo spazio, già colmo di carta, con il suono.

Alcuni artisti hanno avuto l’occasione di accostarsi ad un luogo già familiare, come nel caso di Rä di Martino con l’opera Tra Amburgo e Haiti nata dall’ispirazione di alcuni manifesti storici trovati nel negozio Hollywood, luogo dove l’artista adolescente usava soffermarsi all’uscita dal liceo Virgilio. Lulù Nuti è invece intervenuta sulla strada, di fronte al Bar Farnese, stendendo un tappeto sul suolo: ‘piedistallo’ di una scultura mobile per riflettere sulla percezione del tempo a partire dal personale ricordo d’infanzia nel bar. Flavio Favelli, la cui ricerca si sviluppa a partire da topoi autobiografici, è intervenuto nelle vetrine dell’agenzia viaggi di vicolo del Gallo con un’installazione composta da un collage di immagini pubblicitarie estrapolate da alcune riviste Playboy degli anni ’80, occultando l’esercizio figlio di quell’epoca.

Frizioni spazio-temporali, conflitti e interferenze legano tra loro questi lavori dettando il ritmo dell’itinerario. A Palazzo Falconieri – sede dell’Accademia di Ungheria – entrando si incontra l’installazione di Grossi Maglioni Occupazioni: the split child, uno degli episodi del progetto Occupazioni delle artiste che narra la storia di un bambino e della sua crescita. Al primo piano l’opera di Giuseppe Pietroniro ricalca la danza conflittuale tra spazio reale e messa in scena, mentre l’annuncio dell’opera video Guerra e Pace di Alterazioni Video gioca con il genere della fake news per riflettere sullo stridente contrasto tra realtà e finzione della nostra società. Percorrendo via Giulia, all’altezza del Museo Criminologico, l’opera di Corrado Sassi L’enigma anello Pino Pelosi ritrae nell’immagine sospesa dell’anello l’oscura vicenda dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini lasciando alle parole del presunto assassino il gelido dubbio della verità attorno all’oggetto trovato sul luogo del delitto. Poco distante, in Vicolo della Moretta, l’installazione performativa Art Lover – L’amore immobiliare di Sassi gioca con il pubblico dell’arte presentando una scultura a parete dotata di didascalia digitale: dal titolo fisso, ma dall’autore sempre diverso.

Le botteghe tipiche del quartiere sono quasi del tutto scomparse, fa eccezione il corniciaio di pezzi rinascimentali e barocchi di via Monserrato dove Diego Miguel Mirabella ha evitato il discorso pittorico – ‘etica’ della sua poetica – per giocare con un oggetto-scultura sferico presentato in pompa magna su un piedistallo ligneo che fa da eco al contesto artigianale. Sulla stessa via la galleria Colli Independent ospita le opere di due artiste, Britta Lenk e Federica Di Carlo, questo è l’unico luogo del percorso per natura espositivo ed è stato utilizzato dalle artiste in chiave metaforica: Lenk al piano terra con una scultura installativa luminosa che gioca con il rapporto materiale specchiante e luce, trasformando lo spazio in un ciclo di continue possibili albe e tramonti percettivi; Di Carlo nel piano interrato accompagna il visitatore in un ambiente sottomarino e pervaso dal suono, dove il richiamo del mare coincide con il risveglio della coscienza al cospetto della natura ormai in conflitto con l’uomo. Altro ambiente ipogeo è la cripta della Chiesa di Santa Lucia al Gonfalone pervaso dall’opera di Calixto Ramirez Concerto a 64 mani, tributo alla musica e alla danza dove il ritmo viene misurato dalla mano e il tempo coincide con l’incedere del gesto nello spazio.

Il percorso è costellato di appuntamenti performativi che il visitatore potrà inseguire o seguire per cucire i tempi della passeggiata anche in base alle tappe effimere delle performance: quella di Girolamo Marri da Wala, una sottile Disquisizione sul confine, la performance sonora di Caloro basata sui neurofeedback delle dinamiche di comunicazione intersoggettiva in una sala dell’Accademia di Ungheria, il percorso che Alice Schivardi ridisegna basandosi sull’itinerario battuto dal partigiano Mario Fiorentini in bicicletta approdando nella storica sede del PCI. Altri interventi invece sono delle occasioni performative lasciate al ‘pellegrino’ come momenti di pausa dove sostare e partecipare delle opere. Sono la performance Brainwash di Elena Bellantoni da Head Space, azione metaforica che trasforma il massaggio del parrucchiere in riflessione sul lavaggio del cervello provocato dalla politica contemporanea, l’intrattenimento ludico Leon Hard di Leonardo Petrucci che gioca con le abitudini goliardiche nel pub Drunken Ship, il caffè al Bar Perù che viene servito con i cucchiaini forati di Caloro, opera che rievoca la famosa operazione Blue Moon degli anni ’70 per ostacolare l’utilizzo di eroina nei bar.

Alcuni lavori dunque rievocano la storia dagli anni 60′ in poi, riflettendo sulle trasformazioni politiche e sociali. In particolare Campo de’ Fiori è stata sede di storiche manifestazioni, crocevia significativo di vicende ideologiche e politiche, anche per via della vicinanza della storica sede del PCI. A chiudere il percorso l’opera di Jonathan Monk Che fare? che – collocata all’interno della stanza del B&B in Via del Pellegrino – ironizza e desacralizza il conflitto tra passato e presente, giocando in maniera sottile con la questione che trapela da tutto l’itinerario. Riproducendo la nota opera di Mario Merz l’artista inglese immagina di provocare il turista con la domanda ormai lontana dalla sua allusione storica, facendoci ipotizzare due risposte alternative e così distanti: uscire per visitare i monumenti (mirabilia) o fare la rivoluzione?

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Le performances del 7 ottobre 2019

Girolamo Marri, Disquisizione sul confine

Le performances di Girolamo Marri sono conferenze che non iniziano, frenesia di meditazioni di gruppo, interviste silenziose senza domande né risposte, lezioni senza tema, parlare come improvvisando con uno strumento musicale, mappe cognitive e testi da correggere all’infinito e non capire mai, installazioni effimere: sono il tentativo di Marri di rappresentare l’idea di un’esistenza fluida e altamente imprevedibile. Il suo linguaggio è sempre legato a un’azione e, anche quando questa è mirata a interventi installativi o grafici, si origina da un gesto immediato che si rifrange liberamente nello spazio circostante e sullo spettatore.

Elena Bellantoni, Brainwash

Brainwash è un progetto performativo che muove dal concetto di ‘lavaggio del cervello’, inteso come azione di forte condizionamento psicologico con cui si cerca di annullare la volontà e la personalità di qualcuno per modificarne radicalmente idee e convinzioni. Partendo da questo assunto, Elena Bellantoni inscena una performance attuando l’ascolto in cuffia di un testo durante un massaggio che l’artista effettua al posto del lavaggio della testa dal parrucchiere. Il testo, concettuale e politico, entra in conflitto con la natura seducente del massaggio. In fase di ‘riflessione’ l’artista pone la persona davanti ad uno specchio, ponendo una domanda netta per sigillare l’azione con una risposta condizionata dall’azione.

Carlo Caloro, Binding or not-Binding Commitments

Nella performance di Carlo Caloro Binding or not-Binding Commitments viene utilizzata la tecnica del neurofeedback (o EEG Biofeedback) una tecnica non invasiva utilizzata a livello neurocognitivo per curare situazioni cliniche, quali la terapia di patologie dell’ADHD o l’emicranie. Normalmente per una registrazione completa di un individuo è necessario applicare quattro elettrodi su di un unico cuoio capelluto. Nella performance invece ad ogni corista viene applicato un singolo elettrodo le cui linee elettroencefalografiche vengono registrate e monitorate simultaneamente mediante uno stesso amplificatore. Se la soglia di attenzione dei singoli coristi e il livello empatico sarà elevato le loro voci si udiranno da quattro altoparlanti spazializzati in modo chiaro realizzando la creazione di un unico singolo canto armonico. Il lavoro si pone come dispositivo che allena in tempo reale alla cooperazione e alla risoluzione dei conflitti. Si fa espressione e tematizza il bisogno contemporaneo di costruire comunità vincolanti del Noi, contro il diffondersi di comportamenti individualisti e narcisistici di massa, non vincolanti dell’Io.

Leonardo Petrucci, Leon Hard

L’intervento site-specific di Leonardo Petrucci nel pub ha una duplice natura: performativa ed insieme installativa. Infatti, l’artista ha voluto interpretare l’atmosfera goliardica del locale caratterizzato da un’assidua frequentazione di turisti americani dediti a passatempi alcolici. Uno degli intrattenimenti più noto del pub è il gioco americano del beer-pong, vero e proprio protagonista di molte serate romane. Sostituendo la birra utilizzata di solito per riempire le schiere di bicchieri con un cocktail alcolico dal nome Leon Hard inventato dall’artista, il gioco si trasforma in azione performativa coinvolgendo gruppi di persone. Questo gesto performativo è accompagnato dall’allestimento delle copertine di dischi in vinile della serie Art & Metal elaborate dall’artista accostando titoli originali della scena rock e metal a opere d’arte storiche, creando un corto circuito visivo spiazzante. L’ironia che caratterizza la collezione di lp accompagna quella del gioco, esasperandone il ritmo con la musica di sottofondo selezionata tra le tracce degli album musicali rappresentati nelle copertine dei dischi che saranno così colonna sonora della performance.

Alice Schivardi, La vita è una ruota

L’opera La vita è una ruota, nasce da una conversazione dell’artista con Mario Fiorentini, partigiano del 1918 che fu operativo in numerose azioni sul territorio romano. In particolare la narrazione dell’attacco al carcere Regina Coeli ha portato Alice Schivardi a concepire una performance itinerante nella città, emulando il percorso con il mezzo utilizzato dal partigiano: la bicicletta. Il 26 dicembre del 1943 Fiorentini lanciò da una bicicletta un pacco esplosivo all’ingresso del Regina Coeli mentre 28 militari tedeschi si stavano dando il cambio. Grazie all’agilità del mezzo riuscì a sfuggire al fuoco. Subito dopo fu emanata un’ordinanza dal comando militare tedesco che proibiva l’uso della bicicletta a Roma. In quegli anni anche Gino Bartali in molti casi fingeva degli allenamenti per fare delle consegne ai partigiani. Più in generale, durante i giorni della resistenza in Italia, la bicicletta fu il mezzo più importante per trasportare documenti che coordinavano le brigate. A partire da questi racconti, l’artista ha costruito la performance con l’intento di ricalcare l’azione antifascista di Fiorentini in bicicletta, ripercorrendo il più fedelmente possibile il percorso che fece quel 26 dicembre. L’azione, ripresa con delle telecamere disposte in diversi punti del percorso, ha dato vita ad un video dotato di una propria autonomia formale che l’artista ha mostrato il giorno dell’opening raggiungendo in bicicletta il luogo espositivo – nei pressi della storica sede del PCI – per incontrare Fiorentini.

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Il libro

Mirabilia Urbis – Cover

Mirabilia Urbis – Cover

La mostra è stata prima di tutto un’esperienza offerta al visitatore che, come in una sorta di caccia al tesoro, ha potuto esplorare il quartiere con mappa alla mano alla ricerca delle opere dislocate in spazi diversi. L’avventura non è stata solo da camminare perché questo pellegrino contemporaneo ha avuto la possibilità di salire a bordo di risciò e navette per accelerare le distanze tra le opere e gli appuntamenti performativi, questi ultimi incalzanti durante la serata inaugurale. Oggi, oltre alle documentazioni fotografiche scattate durante l’apertura del 7 ottobre, resta il libro edito da Viaindustriae, concepito come guida al percorso espositivo, prontuario di viaggio e catalogo delle opere.

Il libro è ricco di testi e immagini, schede storiche che descrivono i luoghi con l’ingenuità delle classiche guide turistiche e che si affiancano a contenuti estrapolati da interviste fatte direttamente alle persone del luogo arricchendo perciò il gioco itinerante di aneddoti e sfumature dialettali. Anche gli spazi sono descritti dalla voce dei titolari. Tutto questo per giungere alle opere degli artisti presentate come interventi site-specifi o collocate perché affini ai luoghi scelti.

Approfondimento:
Giuliana Benassi, “Che meraviglia Roma! L’arte che ridisegna gli itinerari”, in: Mirabilia Urbis, catalogo mostra, VIAINDUSTRIAE publishing, Foligno 2019, pp. 16–31 [PDF-Download, 1 MB]

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artq13

Dal 2014 il progetto indipendente artq13 opera sia in uno spazio stabile nel quartiere Aurelio a Roma, dove realizza mostre e sviluppa i progetti degli artisti, sia con delle incursioni in luoghi scelti di volta in volta dai fondatori Carlo Caloro e Britta Lenk. Oltre a porre al centro delle sue attività la ricerca artistica, artQ13 sin dagli inizi sperimenta vie alternative per finanziare i propri progetti. Ponendo attenzione sulla risoluzione dei conflitti scaturiti dalla gestione di uno ‘spazio culturale’, artQ13 affronta la progettualità parallelamente a quell’assetto normativo-legislativo che regola gli enti di promozione culturale non riconoscendo la forma di spazio indipendente e rimandando allo schema dell’associazione culturale che tuttavia risulta non idoneo all’operosità di luogo espositivo in quanto subordinato a vincoli burocratici lontani dalla pratica artistica.

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Rassegna stampa

– Artribune, 30.9.2019: Mirabilia Urbis: una mostra di arte contemporanea dislocata lungo le antiche vie di Roma
– Roma Today, 9.10.2019: Mirabilia Urbis, mostra d’arte contemporanea “itinerante” per le vie di Roma
– La Repubblica, 10.10.2019: Roma, “Mirabilia Urbis”: scultura, fotografia e video arte intorno a Campo de’ Fiori

 

Progetto: Tatjana Bartsch, Giuliana Benassi, Carlo Caloro, Johannes Röll
Testi: Giuliana Benassi, Carlo Caloro
Traduzioni: Charlotte Huber
Fotografie: Tatjana Bartsch, Giuliana Benassi, Giorgio Benny, Simon D’Exéa, Enrico Fontolan, Sebastiano Luciano, Johannes Röll
Realizzazione: Tatjana Bartsch, Madelaine Merino

15.11.2019

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